Non siamo i nostri pensieri

Siamo noi che permettiamo ai nostri pensieri di identificarci con noi stessi, pensiamo che i pensieri sono la nostra identità. Non siamo i nostri pensieri, in realtà noi siamo esseri ben più grandi.

Avete letto il libro o avete visto il film, La via del guerriero di pace? Consiglio prima leggere il libro, é un film dove non importa chi sono i protagonisti ma quello che dicono e quello che fanno. Sulle parole possiamo concentrarci meglio, leggendo. Se voi aquistare per leggere ti lascio il link.

In questo libro, „Sokrate” disse per il suo allievo la frase che ho usato come titolo. “Non siamo i nostri pensieri, la mente solo un organo di riflessi. Attraverso pensiamo immaginiamo e sono solo innesti del luogo e della cultura in cui siamo nati.

Se da bambino ti hanno ripetuto spesso, sei nato povero, muori povero, ci crederai e difficile che farai in futuro grandi sforzi per cambiarlo la tua vita. Ogni difficolta ti farà richiamare questo pensiero dalla mente. Mentre se da piccolo ti hanno ripetuto sempre che volere è potere, ogni difficoltà ti evocherà questo pensiero e piú facile che non mollerai.

Morire presto

Ovviamente parlo della morte dei pensieri liberi e dei sogni. La maggior parte muore intorno a 30 anni, ma viene seppellita a 80 anni circa. Forse suona meglio se prendo nuovamente la parola di Sokrate,” Si può vivere una vita intera senza mai essere svegli. Noi siamo la media delle 5 persone che ci circondano in maggior tempo durante la giornata. Facci caso! Se incontri con qualcuno che si lamenta sempre, all’inizio ti fa fastidio ma dopo un po’ ti accorgi che stai lamentando anche tu. Cosa serve? Cambierà qualcosa? Sei in tempo finché ti dà fastidio. Il bagno pubblico mal odora solo mentre entriamo….

Se io ti faccio una proposta lavorativa, Tu cosa fai? Verifichi, analizzi se per te fosse una possibilità? O semplicemente mi mandi via perché sicuramente ti voglio ingannare? Cosa ti fa pensare questo? Che tipo di ricordi ti vengono in mente. Sicuramente io non centro niente. Allora che cos’é? Rifletti su di questo. Pulisci tutta la spazzatura dalla tua mente, perché é la spazzatura l’unica cosa che ti impedisce di vedere le cose essenziali.

I lamentosi

Con me circa da un anno che non si lamenta nessuno, non lo permetto. Non voi dire che non poi raccontarmi i tuoi problemi! L’importanza sta nel fatto, perché mi stai raccontando? Vogliamo trovare una soluzione? Ben venga, anzi ogni problema risolta mi imparo qualcosa. Una signora mi disse: mio marito da 20 anni mi usa come il suo zerbino. No, signora! Succede perché lei lo permette. Qui manca autostima! Ha stipendio, amici, famigliari, potrebbe cambiare, solo si è abituata a questo tipo di trattamento.

Conosco anche uomini che vengono trattati dalla moglie che non ti dico. La loro risposta? O vanno cercare la gentilezza altrove o no, ma rimangono e sopportano per via dei figli. Se la mia autostima è a posto è appena che succede lo dico: no, caro/a non può essere, o lo smetti o lo farai con qualcun altro, a me non puoi trattare a questo modo.

Storia personale

Tempi del picco della mia autostima lavoravo in un restaurante italiano a Budapest. I proprietari trattavano malissimo sia i clienti che lavoratori ungheresi. Oltre i proprietari solo il cuoco e il capo cameriere erano italiani. Il capo urlava con tutti, non riusciva parlare un modo normale. Era un vero tiranno, non potevi a sedere, non potevi a parlare neanche se non cerano clienti.

Una sera sono entrati italiani per chiedere informazione di un albergo che dista da casa mia a 500m. Io ho dato a loro le informazioni necessari e gli ho invitati per entrare a restaurante. Il mio invito hanno rifiutato, volevano raggiungere albergo il primo possibile per poter cambiare, appena sono arrivati. Sono stata subito richiamata, nonostante la mia spiegazione dove descrivevo quello che è successo. Secondo il boss non dovevo parlare con i clienti perché prima di me ci sono persone più competenti. Più competenti di cosa? Dicevo io con la voce pacata e con un gesto della mano invitavo anche lui abbassare il volume. Io faccio quella strada 2 volte al giorno e non so chi potrebbe spiegare meglio di me come ci si arriva.

Poi arriva il momento che lui doveva tornare a casa da dove ogni mese riforniva il restaurante con i prodotti locali. Atmosfera non cambio, oltre la moglie anche il chef cominciava urlare. Non capite male, accetto le critiche e anche il rimprovero. Non accetto se qualcuno mi vuole trattare da pezzente o vengo aggredita solo per il gusto di farlo. Mi sono licenziata. Pensateci un po’? Sono rimasti malissimo e non capivano perché voglio andare via. Mi faceva da ridere! Mi hanno chiesto di rimanere finché non trovano qualcuno a sostituirmi.

La finale

La fine di conti loro erano abituati a trattare la gente così perché nessuno non è mai lamentato per questo tipo di trattamento.

Torna lui dopo qualche giorno, si comporta come se non sapesse niente. Lui torna martedì e quella settimana a sabato pomeriggio cambia tutto. Appena mezzogiorno e entra in restaurante con figli e babysitter in seguito Orban Viktor. Ero unica nella sala il resto di equipaggio era in giro a non so dove. Eravamo a 2000 e non era ancora un personaggio come è adesso. Io senza battere ciglio facevo accomodare dove e come preferivano loro, distribuivo i menu e chiedevo se volevano qualcosa da bere. Tutto qui. Entro in cucina per avvertire il capo cameriere che sono arrivati clienti. Mi aspetta il boss!

Appena la porta si chiude dietro la mia spalla comincia a urlare. “Come hai permesso? Non avevi diritto e così via” Li non ho visto più! Urlavo molto più forte di lui. Come si permette lu! Ho svolto solo il mio lavoro, cosa dovevo fare? Appena entra qualcuno devo correre a ricerca di aiuto? Urlare posso anche io e non si permetta mai piú di alzare la voce con me e con nessuno altro solo perché ungherese. Lui deve ringraziare l’Ungheria che lo permette di fare soldi qui e per questo dovrebbe essere grata per ungheresi e per i suoi collaboratori.

Mi ha licenziato immediatamente. Meno male. Quando sono tornata a prendere stipendio ha manifestato il suo dispiacere. Non fa niente, io mi sono licenziata una settimana prima. Ho salutato i colleghi che mi hanno detto che lui cerca essere piú gentile e adesso anche loro hanno coraggio di chiedere di abbassare la voce.

IL PRESENTE! Qui é adesso!

In fine, ricordati che dipende tutto da te!

Quello che puoi avere lavorando con me

Se qualcuno mi risponde subito, senza riflettere, so che é risposto la sua mente che é piena con pregiudizi. Quando succede, mi dispiace. Non saprò mai a farlo a vedere cosa sarebbe stato capace a realizzare e come é brava/o.

Penso che potete immaginare come gratificante vedere persone mentre realizzano i loro sogni, diventano persone migliori e creano un’impresa.  Non dico che grazie solo a me. Io indico solo la strada da percorrere, il resto fanno loro. Tu saresti capace? Perché non cominci adesso?

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